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Data: Novembre 2015

17 Novembre 2015

Che Cossè L’Amor – parte seconda

Di VirusLox
Categorie: Filosoficamente
Tag:
Commenti: 30 commenti

A volte guardo mia moglie con occhi strani, di quelli che le pupille formano punti interrogativi e l’espressione che ne esce è un misto tra psicotico e…psicotico.
Mi chiedo, mi domando, mi indago.
Mi accorgo ma non mi capacito che tutti i miei abominevoli difetti per lei sono “features” (caratteristiche intrinseche, ovvero qualità distintive per i meno ferrati).
Allora compiaciuto la lascio in pace, preparo una cena da oscar (mica vero: è solo una mia sporadica feature) ed elaboro che da canto mio scoppio a ridere come un deficiente ogni qual volta lei fa quelqualcheccosa che se lo facesse chiunque altro io mi incazzerei aBBestia.
Ahhh ma allora l’amore è tutto sbagliato! L’amore funziona proprio perché è sbagliato e noi siamo clamorosamente sbagliati!
Immagino allora che tecnicamente due persone innamorate accolgono le reciproche follie come doni e non se fregano proprio più un cazzo di tutto il perfettume che li circonda.
Mi si scusi il turpiloquio: ci sta.
Ci sta come ci sta che siamo circondati da tanto perfettume, tanto perfetto quanto falso: Odiare il falso, amare il vero sorgerà pure spontaneo, dico io.
(Poi una parolaccia messa al punto giusto rafforza il concetto e crea pathos recitativo.)
In casa mia di falso c’è il colore delle tende, che proprio io le tende verdi in camera non le capisco. ma non è colpa nostra: stavano già li. Poi in soggiorno sono grigie-marroni con disegnate cose tipo spore-semini-protozoi-insetti e quella invece è colpa nostra.
Belline, ma secondo me son false e difatti io e Maria abbiamo opinioni diverse su come si chiama il colore di base.
Allego a testimonio e per maggior comprensione una immagine di mia moglie colta di sprovvista pochi giorni dopo averla conosciuta.
Ecco, io la fotografavo stupito e pieno di interrogativi: non ci credevo che quella creatura li avesse trovato in me qualcosa di interessante o speciale.
Non che quello stupore sia passato (rilegassi prima riga) ma giorno dopo giorno si costruiscono solide certezze, una di queste infatti me la sto immaginando proprio ora: vedendo questa foto mi accarezzerà, mi darà un bacetto e mi rassicurerà teneramente che la prossima volta mi caverà un dente senza anestesia.
Non è vero, è una bellissima foto e non si arrabbierà, ma anche fosse poi alla fine concluderà che si tratta una mia feature, che il software che ho in testa è pieno di errori e che dopotutto non è colpa mia: Mi hanno proprio disegnato così.
Ma voi, chiedo così, giusto per non sentirmi solo nelle mie debolezze e povertà di spirito leonino: voi alla vostra compagna/compagno gliela fate a dire cosa provate per lei/lui?
Io sarà l’educazione (eh?), sarà la timidezza, sarà che ho molti bug nel software…ma proprio non riesco!
O meglio, potrei (vorrei) iniziare a dirlo in qualunque momento, qualunque istante, ma nel tramezzo dei lacrimoni (miei) distinguere una parola dall’altra si farebbe davvero dura.
Sono sensibile come una pietra io, nel senso che mi ci si può camminar sopra e non mi curo di quel che non mi tange, ma una pietra trattata da carezze potenti si scioglie completamente, ma proprio fisicamente del tutto.
Io allora per amor della mia virilità taccio.
E con un poco di viltà sentenzio: “amore è quando non riesci a dirlo di persona senza soffocar da solo, amore è quando una persona ti riempie di gioia anche se sta trattando il tuo asciugamano come un rifiuto speciale, amore è quando tutti gli altri non contano un cazzo”.
Aridaje col turpiloquio: ma ci sta.

Maria, Luglio 2012



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